Beni e capitali per oltre 7 milioni di euro sono stati sottoposti a sequestro preventivo nell’ambito di un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli su tre società impegnate nella raccolta dei rifiuti urbani. Le imprese operano in 14 comuni della Campania, nelle province di Napoli e Caserta. Il provvedimento è stato disposto d’urgenza dalla Procura e riguarda patrimoni che, secondo gli investigatori, sarebbero stati utilizzati per riciclare e reimpiegare denaro riconducibile al clan dei Casalesi.
L’ipotesi investigativa
Le tre società sarebbero state coinvolte, secondo la ricostruzione degli inquirenti, in un sistema di trasferimento di risorse e attività imprenditoriali. L’indagine ipotizza che capitali di provenienza illecita siano stati immessi nell’economia legale attraverso il settore della gestione dei rifiuti. Al centro degli accertamenti ci sono anche appalti pubblici dal valore complessivo di circa 75 milioni di euro, che sarebbero stati attribuiti alle imprese attraverso operazioni societarie ritenute fittizie.
La Procura ha ricostruito, in particolare, una progressiva riduzione del patrimonio di una società già colpita da un precedente sequestro. Attraverso presunti conferimenti fittizi di rami d’azienda e il ricorso a prestanome, la struttura imprenditoriale sarebbe stata trasferita alle tre società oggi interessate dal provvedimento. Le contestazioni sono ancora nella fase delle indagini e dovranno essere sottoposte al vaglio dell’autorità giudiziaria nelle successive fasi del procedimento.
L’origine degli accertamenti
L’attività investigativa è partita nel 2022 dalla Guardia di finanza di Ischia, dopo l’aumento improvviso e consistente del volume d’affari di una società dell’isola attiva nella raccolta differenziata. Gli approfondimenti sui rapporti economici dell’impresa avrebbero fatto emergere collegamenti con persone ritenute vicine ad ambienti della criminalità organizzata. Da qui sono partiti gli accertamenti sui flussi finanziari e sui rapporti tra le diverse società.
L’inchiesta costituisce uno sviluppo di un precedente intervento eseguito nel marzo scorso su disposizione del gip del Tribunale di Napoli, su richiesta della Dda. In quella fase erano state sequestrate le quote di una società considerata dagli investigatori uno strumento per il reimpiego di proventi di attività criminali. Tra i provvedimenti cautelari adottati allora c’erano anche gli arresti domiciliari per un imprenditore di Ischia.
Il provvedimento
Il nuovo sequestro riguarda i beni e i capitali riconducibili alle tre società coinvolte nell’indagine. La misura è stata adottata per evitare, secondo l’ipotesi della Procura, la dispersione del patrimonio e la prosecuzione delle presunte attività illecite. Gli accertamenti della Guardia di finanza hanno seguito i passaggi societari e finanziari ritenuti funzionali al trasferimento delle attività e degli appalti nel comparto della raccolta dei rifiuti.
- Oltre 7 milioni di euro di beni e capitali sequestrati;
- tre società interessate dal provvedimento;
- appalti pubblici per circa 75 milioni di euro al centro della ricostruzione investigativa.
Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari. Le ipotesi contestate dalla Procura dovranno essere verificate nel contraddittorio tra accusa e difesa e in sede giudiziaria.