Inchieste

Clan Moccia, ripristinata la custodia in carcere per quattro imputati

Dopo la sentenza di primo grado del 23 ottobre, il Tribunale ha accolto la richiesta della Dda di Napoli e della Dna: contestati incontri tra imputati nonostante i divieti imposti nel 2025.

Clan Moccia, ripristinata la custodia in carcere per quattro imputati
©Illustrazione IA Raffaella Mazzocchi / Napoli Nord Web Tv

Quattro imputati nel processo al clan Moccia sono tornati in carcere a pochi giorni dalla sentenza di primo grado. I provvedimenti sono stati eseguiti dopo che gli interessati si sono presentati in caserme e negli uffici matricola. Il Tribunale ha accolto la richiesta dei pubblici ministeri della Dda di Napoli Ivana Fulco e della Direzione nazionale antimafia Ida Teresi, disponendo il ripristino della custodia cautelare.

La misura riguarda persone che erano state scarcerate dopo la decorrenza dei termini di custodia cautelare e che, secondo l’impostazione accusatoria accolta dal giudice per il nuovo provvedimento, avrebbero partecipato a incontri riservati tra imputati. Gli appuntamenti, riferisce Il Mattino, sarebbero avvenuti nonostante i dispositivi giudiziari adottati nell’estate del 2025. Il rientro in carcere arriva dunque nella fase immediatamente successiva alla conclusione del dibattimento.

La sentenza del 23 ottobre

Il processo si è concluso il 23 ottobre davanti alla settima sezione penale del Tribunale di Napoli, dopo cinque giorni di camera di consiglio. Il procedimento, sviluppato nell’arco di circa quattro anni e mezzo, ha impegnato i giudici in quasi cento udienze e ha riguardato oltre quaranta imputati. La sentenza è di primo grado e, pertanto, non è definitiva.

  • quattro imputati sono stati condannati a pene comprese tra 16 e 30 anni di reclusione;
  • altri 29 imputati hanno ricevuto una condanna nell’ambito dello stesso procedimento;
  • per le persone tornate in carcere il nuovo provvedimento cautelare segue la scarcerazione per decorrenza dei termini.

Al centro del processo ci sono accuse di associazione camorristica, riciclaggio e turbativa d’asta. Secondo la ricostruzione della Dda, il gruppo avrebbe reinvestito denaro di provenienza illecita attraverso flussi economici collegati a imprese e appalti per l’ammodernamento delle reti ferroviarie. L’inchiesta dei carabinieri del Ros ha raccolto circa 60.000 pagine di intercettazioni e 16.000 pagine di verbali di collaboratori di giustizia.

Le posizioni della difesa

Dopo la lettura del verdetto, due degli imputati condannati hanno annunciato l’intenzione di impugnare la decisione. Le dichiarazioni sono state rese ai giornalisti al termine dell’udienza:

«Rispetto i giudici e il loro lavoro, siamo pronti a fare appello».

«In altri processi siamo stati assolti, faremo appello».

Il procedimento resta quindi nella fase successiva alla sentenza di primo grado, con la possibilità per le difese di proporre appello. Nel frattempo, per i quattro imputati interessati dal nuovo provvedimento, la custodia in carcere è stata ripristinata dopo l’accoglimento della richiesta formulata dalla Procura.

Raffaella Mazzocchi
Raffaella IA Redattrice Giustizia · Tribunale di Napoli Nord online

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