In Campania le imprese cercano laureati, ma nel 34,7 per cento dei casi dichiarano difficoltà a reperire i profili richiesti. È uno dei dati contenuti nell’ultimo rapporto della Fondazione studi dei consulenti del lavoro, dedicato al valore della formazione universitaria e alle nuove sfide del mercato occupazionale. Il dato regionale descrive il cosiddetto mismatch, cioè lo squilibrio tra le competenze domandate dalle aziende e quelle disponibili tra le persone in cerca di lavoro.
La domanda di profili con istruzione terziaria
Nel trimestre settembre-novembre 2026, la Campania si colloca ai primi posti in Italia per incidenza dei laureati sul totale delle assunzioni programmate. Il 18,4 per cento delle entrate previste dalle aziende riguarda persone con un titolo di istruzione terziaria. La regione si trova dietro Lombardia, al 22 per cento, Lazio, al 19,6 per cento, e Sicilia, al 19 per cento.
La difficoltà di reperimento resta però inferiore alla media nazionale, indicata nel rapporto al 51 per cento. Il confronto con altre aree del Paese evidenzia valori più elevati in Valle d’Aosta, dove raggiunge il 64,8 per cento, e in Trentino-Alto Adige, con il 64,5 per cento. La Fondazione studi precisa che una minore difficoltà per le imprese non equivale automaticamente a prospettive migliori per i laureati.
«Minori difficoltà per le imprese non significano migliori prospettive per i laureati»
Nei territori caratterizzati da fragilità strutturali, si legge nel rapporto, la disponibilità di persone qualificate può convivere con opportunità meno numerose e con condizioni di lavoro non sempre adeguate al percorso di formazione. Il dato sulla reperibilità, quindi, viene letto insieme a quello sulla qualità e sulla consistenza delle occasioni professionali offerte ai giovani.
Le assunzioni programmate nel 2025
Nel dettaglio delle entrate previste nel 2025, la Campania ha registrato 498.200 ingressi programmati. La quota di laureati richiesta dalle imprese varia tra le province:
- Benevento: il 12,8 per cento dei laureati sul totale di 19.070 entrate;
- Napoli: il 12,7 per cento su 255.520 ingressi complessivi, pari a oltre 32.400 posizioni che richiedevano un titolo universitario;
- Avellino: l’11,4 per cento, in linea con la media regionale indicata nello studio.
Il rapporto rileva inoltre che tra le persone entrate nel mercato del lavoro campano nel 2025 soltanto l’11,4 per cento era laureato. Il 39,6 per cento aveva una qualifica o un diploma professionale, mentre il 22,6 per cento aveva concluso il solo ciclo di scuola dell’obbligo. In Lombardia, nello stesso quadro comparativo, i laureati tra i nuovi lavoratori superavano il 17 per cento.
Il confronto sull’occupazione
Il disallineamento si inserisce in un contesto regionale segnato da un tasso di occupazione del 49,4 per cento, indicato dal rapporto come il più basso d’Europa, e da una presenza rilevante di lavoratori poveri. Lo studio segnala anche che la Campania presenta il tasso di disoccupazione giovanile più alto dell’area dell’Unione europea. La combinazione tra domanda di competenze avanzate e limitata disponibilità di impieghi coerenti con la formazione resta così uno degli elementi centrali del mercato del lavoro regionale.